Un ombrellone da spiaggia e un tavolino instabile da campeggio conferiscono un’aria un po’ gitana e precaria ad un progetto che vuole proprio rivivere, nel suo migrare per la città di Milano, quell’adattamento cui spesso sono costretti i popoli migranti che giungono sul territorio italiano. E’ lo Sportello Migrante, un progetto promosso dalla cooperativa Crinali (www.crinali.org), in collaborazione con la rete Osadonna (www.osadonna.org) e realizzato grazie ad un contributo della Provincia di Milano, reso possibile dal fondo UNRRA (Amministrazione delle Nazioni Unite per l’assistenza e la riabilitazione) che promuove progetti per l’inclusione sociale degli stranieri.
E’ uno sportello di segretariato sociale a tutti gli effetti, con una duplice valenza. Da una parte intende fornire informazioni utili ed aggiornate alle donne straniere (ma anche agli uomini) sui temi della salute, specialmente quella riproduttiva, sull’inserimento dei figli nel percorso scolastico, sul ricongiungimento familiare, sui sussidi, su clandestinità e diritti/doveri di cittadinanza. Dall’altra è un punto di raccolta dei bisogni in costante divenire di donne ed uomini stranieri, per i quali la soluzione di un iter amministrativo fa la differenza tra l’emarginazione e il riscatto sociale. E perché no, è infine un luogo dove scambiare due chiacchiere in sicurezza, dove aprirsi e fare domande, dove osare uno sfogo sulla propria solitudine in un paese che non ti comprende e che di te, lavoratrice badante o lavoratore edile in nero, diffida. Diffidenza, antico dazio da pagare alle rive virtuali dei ponti che collegano i popoli. Dazio che paghiamo tutti sotto forma di insicurezza percepita. Confessiamolo, non è un gran vivere.
Lo Sportello gira i luoghi della città più frequentati dagli stranieri, per abbattere i dazi culturali: via De Amicis davanti alla Chiesa Ortodossa Romena, via Paolo Sarpi nel quartiere cinese, Ticinese-Darsena dove i latinoamericani si trovano per far spese di prodotti dei loro paesi. E ad accoglierli tre mediatrici linguistico-culturali, di lingua romena (Carmen), cinese (Zhang) e spagnola (Nelly), più due operatrici di strada, Marina ed Eleonora ed alcune volontarie curiose e volenterose. (continua…)