Sono un’antropologa medica e sto lavorando come ricercatrice alla Columbia Univeristy, a New York. Trovo la testimoniaza di questa donna italiana molto choccante: perche` non le e`stata offerta l`epidurale e perche` non ha avuto la possibilita`di scegliere un`alternativa all`induzione del parto? Qui al campus medico della Columbia in caso di aborto tardivo si realizza una procedura, normalmente in anestesia totale, durante la quale, dopo aver dilatato il collo dell`utero, il feto viene estatto intero o a pezzi, a seconda del caso e di quel che e`”tecnicamente” possibile fare. Mi hanno spiegato che in altri contesti clinici dove non vi sono medici in grado di eseguire questa operazione si induce invece l`espulsione del feto, ma sotto epidurale, in modo che la donna soffra il meno possibile. Trovo disumana e altamente punitiva questa “tecnica” usata in Italia per eliminare il feto in caso di aborti tardivi e preoccupante il fatto che la qualita`dell`assistenza offerta alle donne nei reparti 194 dipenda cosi`pesantemente dal medico di turno – obiettore/non obiettore, capace tecnicamenteo no. Esistono altre tecniche ampiamente conosciute in paesi occidentali non così lontani dal nostro, di comprovata efficacia e sicurezza. Come e’ possibile che esse non vengano utilizzate in Italia? Mi piacerebbe raccogliere le testimonianze di ginecologi-ostetrici italiani e scoprire se da qualche parte in Italia vengono offerte delle alternative meno dolorose alle donne che si trovano a dover affrontare, per un motivo o per l`altro, un aborto tardivo, evitando possibilmente di migrare alll`estero come questa donna aveva ipotizzato.
Silvia De Zordo