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	<description>Blimunde - sguardi di donne su salute e medicina</description>
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		<title>Ospedali che non rispettano la legge, in Lombardiaabor</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 07:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appelli/Petizioni]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[legge 194]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre la Regione Lombardia stanzia 5 milioni di euro in bonus da 25o euro al mese per un anno e mezzo, con lo scopo di disincentivare le donne dall&#8217;interrompere una gravidanza, in Lombardia sempre più ospedali non rispettano la legge 194 e respingono donne che richiedono di abortire. Ecco la denuncia del Coordinamento milanese ru486, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/06/spirale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-369" title="spirale" src="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/06/spirale.jpg" alt="" width="129" height="129" /></a>Mentre la Regione Lombardia stanzia 5 milioni di euro</strong> in bonus da 25o euro al mese per un anno e mezzo, <strong>con lo scopo di disincentivare le donne dall&#8217;interrompere una gravidanza</strong>, in Lombardia <strong>sempre più ospedali non rispettano la legge 194</strong> e respingono donne che richiedono di abortire. Ecco la denuncia del Coordinamento milanese ru486, che promuove un <strong>volantinaggio per <span style="color: #ff0000;">giovedì 3 giugno</span> davanti alla clinica Mangiagalli</strong>, che accoglie donne respinte altrove.</p>
<p><span id="more-368"></span></p>
<p><strong>&#8220;Giovedì 3 giugno, dalle 8 alle 10 circa, faremo un volantinaggio davanti a “La Mangiagalli</strong>“. Oltre a distruibuire il volantino informativo sulla ry486, ecco cosa andremo a dire:</p>
<p><strong>Ogni giorno le ginecologhe e i ginecologi non obiettori di coscienza</strong> della clinica Mangiagalli di Milano devono rispondere alla richiesta di interruzione di gravidanza da parte di pazienti respinte dagli altri, soprattutto quelli in provincia di Milano. Che non le accettano perché “non hanno posto” oppure “non lo fanno nel mio ospedale”.</p>
<p><strong>Questo vale sia per la pillola abortiva RU486, ma anche per l’interruzione di gravidanza chirurgica.</strong></p>
<p>Qui in Mangiagalli si accettano 35-36 IVG alla settimana, più gli aborti oltre il primo trimestre per anomalie fetali (essendoci un affollato centro di diagnosi prenatale) più le richieste di aborto farmacologico con l’RU486 (per ora molto poche, vista la modalità di ricovero ordinario per tre giorni richiesta dalle istituzioni regionali e statali, una procedura disincentivante e non giustificata da evidenze scientifiche). <strong>Così si creano lunghe liste d’attesa, mentre in altri ospedali non si garantisce l’assistenza dovuta.</strong></p>
<p>Tutte le strutture ospedaliere dovrebbero essere tenute per legge a fornire il servizio, nonostante sia garantita anche l’obiezione. E’ scritto nella legge 194 all’articolo 9: Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalita’ previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilita’ del personale.</p>
<p><strong>Così, mentre in Mangiagalli si fa ciò che è prescritto dalla legge 194, pur tra mille difficoltà, molte altre strutture sono inadempienti e violano il diritto alla salute, che è un diritto costituzionale</strong>.</p>
<p><strong>Chi governa la sanità in Lombardia non fa nulla per rimediare a questo mancato adempimento della legge</strong>. E la violazione del diritto alla salute si traduce in violenza sulle donne.</p>
<p><strong>Come controllare che la legge venga applicata da tutti gli ospedali in misura adeguata alle richieste del loro territorio?</strong></p>
<p>Crediamo che quando un diritto è messo in discussione il problema sia della collettività, non solo del singolo individuo.</p>
<p><strong> Tu che cosa ne pensi?&#8221;</strong></p>
<p><strong><a href="http://coordinamentoru486milano.files.wordpress.com/2010/06/mangiagalli-pc1.pdf">Volantino</a><br />
</strong></p>
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		<title>Abortirai con dolore. Una testimonianza</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 08:08:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parliamone]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Le mie 100 ore di strazio tra leggi e obiettori&#8221;. Di Monica Micheli.
Ore 9.00. Giovedì 25 marzo 2010. Appuntamento in un ospedale  cattolico di Roma per l’ecografia morfologica al quinto mese di   gravidanza. Arriviamo nella piena spensieratezza. Alle 9.30  ci chiamano  e inizia la pratica dell’ecografia con l’invito del medico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/05/53_Sogni+di+donna.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-361" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="53_Sogni+di+donna" src="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/05/53_Sogni+di+donna-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>&#8220;Le mie 100 ore di strazio tra leggi e obiettori&#8221;. Di Monica Micheli.</p>
<p>Ore 9.00. Giovedì 25 marzo 2010. Appuntamento in un ospedale  cattolico di Roma per l’ecografia morfologica al quinto mese di   gravidanza. Arriviamo nella piena spensieratezza. Alle 9.30  ci chiamano  e inizia la pratica dell’ecografia con l’invito del medico a  “svuotare  la vescica”. Da questo momento la mia vita non sarà più la  stessa. La  vita non è mai la stessa, di volta in volta, di respiro in  respiro. Ci  sono volte però in cui la vita si ferma, si spezza. Il feto è   “malconcio”, non si è sviluppato il cervelletto, tetralogia di Fallot e   altro. “Correte al San Camillo”. Ventiduesima settimana. Siamo   strettissimi per i tempi legali dell’aborto terapeutico ammesso in   Italia entro la ventiquattresima settimana. Per chi ne resta fuori   un’alternativa è la Spagna. Esco dall’ospedale e dopo mesi che  non lo  faccio mi accendo una sigaretta e la fumo tremando. La nostra via   crucis è iniziata.</p>
<p><span id="more-360"></span>Al San Camillo andiamo diretti agli uffici addetti  alla 194. Non ci  sono responsabili che firmino il ricovero e  l’accettazione della  “pratica”, non ce ne saranno fino a lunedì. Per ora  non capisco bene  cosa voglia dire, lo capirò nei prossimi giorni,  quando mi imbatterò  nel sistema intermittente “obiettori-non obiettori”,  quindi  nell’applicazione zoppa della 194, che prevede la costante  presenza di  non obiettori nei luoghi in cui la legge viene applicata. Si  aprono le  ipotesi, tutte fuori dal San Camillo: il Grassi di Ostia, il  San  Filippo Neri di Roma. Acquisisco il dato e mi incammino verso il San   Filippo Neri. Sono le 13.30 del 25 marzo.</p>
<p>Le infermiere aprono la  cartella. La ginecologa ha finito il turno,  ma riescono a recuperarla  nei corridoi e la portano nella stanza in cui  mi trovo. “Se sei un  obiettore con te non ci parlo”. E’ il segnale che  inizio ad avere paura.  Mi prende per un braccio, caccia via tutti e mi  invita a sedermi. Erre  francese, bella donna, adulta, umana, empatica.  Scoprirò poi, con un  sorriso, di chi si tratta. “Non si metta mai di  traverso agli obiettori.  Lo dico per lei [...] Sta per affrontare  un’esperienza più grande di  lei [...] Stiamo per fare una cosa contro,  contro natura. Indurremo il  parto e aspetteremo le contrazioni.  Metteremo una prima candeletta (il  termine sta a indicare l’ovulo  vaginale di stimolazione del parto) ma  non basterà. Dopo dieci ora  inseriremo la seconda candeletta e forse  neanche questa basterà”. Vi  ricordate la canzoncina “Un elefante si  dondolava…”?<br />
“Voglio essere addormentata e risvegliarmi quando tutto è finito.”  “In  Italia non è possibile anestetizzarla e aspirare il feto.” Per   ora penso che il sistema adottato in questo paese sia solo una crudeltà  nei  miei confronti.</p>
<p>Alle 14.30  scendo di due piani. Reparto pichiatria. Ho bisogno di un  certificato  che dichiari la mia inabilità psichica a sostenere una  maternità come  quella che mi è capitata. Il colloquio è una formalità, o  meglio,  un’ipocrisia. Posso scegliere, e d’altronde nessuno mi ha  messa di  fronte alla scelta, nemmeno l’ecografista; in realtà però non è  che io sia proprio libera di  scegliere. Libera di riconoscermi matta.  Meno male che da giovane ho  letto Foucault. Esco col mio certificato e  lo consegno al reparto  Ostetricia Ginecologia. Il ricovero è previsto  per l’indomani mattina.  Torno a casa ed è quasi sera. Mi aspetta la  prima delle notti senza  sonno. Senza tutto. La mattina dopo io e il mio  compagno (rinominato  marito in ospedale. Tutti i miei principi, le mie  idee su convivenza e  matrimonio vanno a farsi friggere e sinceramente  non me ne importa  niente. Non ribatto nemmeno una volta) prendiamo il  trenino che ci porta  proprio di fronte al San Filippo Neri. Siamo  puntualissimi ma questo  serve a poco.</p>
<p>Il medico che mi ha accolta il giorno prima non è di  turno. Aspetto  che si liberi un letto e non è detto che vada tutto  liscio: se  arrivasse una partoriente mi scavalcherebbe nel sistema dei  codici  rosso giallo verde che quasi tutti abbiamo sperimentato al pronto   soccorso. Dopo ore di attesa, alle 16.00 del 26 marzo mi ricoverano.   Sto tremando, ma non è ancora tempo. Il medico di turno è un obiettore,   non inizierà la stimolazione del parto. Dovrò aspettare la sera, quando   di turno sarà la ginecologa incontrata il giorno prima, la donna dalla   erre francese. Il mio letto si trova nel reparto di Ginecologia, un   proseguimento di quello di Ostetricia, due luoghi che si mescolano e si   confondono anche nella sistemazione delle pazienti. Mi aggiro tra donne   al nono mese in dolce attesa. Meno male gli amici, le amiche, gli   affetti che restano fino a tardi con me, quando chiedo di avere un   ultimo colloquio con un ecografista. Sono le 22.30 e io e il mio   compagno veniamo ricevuti da quello che soprannominiamo Dottor House.</p>
<p>Diretto, quasi crudo, mentre parla mi dà l’idea che nonostante tutto  la  vita ancora lo appassioni. “Qui arrivano coppie che pensano che il   prodotto del loro concepimento sia il migliore del mondo. Ma la vita è   una questione di culo.” Sfoglia il referto ecografico. “Quando c’è un   tale casino la causa è sempre una cazzata. Non è mai genetica.” La cosa   mi rincuora e allo stesso tempo mi mette di fronte alla fragilità   dell’esistente, del mio intimissimo esistente. Usciamo dal suo studio e   inizia la stimolazione del parto. Non ho scelta, e in questo forse sono   stata fortunata. Mai come questa notte l’ho sentito muoversi dentro di   me. Faccio finta di non sentirlo, e non è facile perché l’ho amato con   tutto il mio cuore. Il mio compagno torna a casa a riposare un po’. Mi   addormento anche io e alle 3.00 mi sveglio con i primi dolori,  comincio  ad aggirarmi per l’ospedale, da una corsia all’altra, da un  corridoio  all’altro, fino alla mattina.</p>
<p>Mi tengono a digiuno e applicano la  seconda candeletta. La  ginecologa non obiettrice che prosegue la  stimolazione del parto è di  turno fino alla sera, mi sistema in sala  parto e si prende cura di me;  le seguirà un medico obiettore, cioè se la  stimolazione non sarà stata  sufficiente dovrò resistere ai dolori delle  contrazioni che non si  fermeranno e aspettare che arrivi il turno di un  nuovo non obiettore.  Per me il tempo si sospende. Lentamente vado in trance e tutto il mondo  si chiude nel cerchio di ciò che sto vivendo.  Arriva l’obiettore ma io  ho “fortuna”. Le due candelette sono  sufficienti e alle 2.15 avviene  “l’espulsione”. Poi il raschiamento, poi  crollo e mi addormento fino  alla mattina. Tutto è finito, ma i termini  legali dell’operazione  rimandano le mie dimissioni a 24 ore dalla  piccola anestesia fattami  per il raschiamento. Ho perso il mio vecchio  letto in Ginecologia e  vengo sistemata in Ostetricia, cioè dormirò  insieme alle puerpere. Sono  incazzata nera e voglio firmare, ma la  fortuna mi abbandona e mi  capita una ginecologa di turno che senza  ammettermi a colloquio fa  sapere all’infermiera che non posso  andarmene dall’ospedale per  un’ecografia che in realtà non devo fare. Ha  da passa’ la nottata e la  nottata passa. Il giorno dopo, finalmente,  torno a casa. E’ lunedì 29  marzo.</p>
<p>Nei giorni che seguono scopro chi è la ginecologa dalla erre   francese che mi ha accolta e ha messo a disposizione la sua umanità e la   sua professionalità nel sistema delle disfunzioni dell’applicazione   della 194. Mirella Parachini,  una donna che dagli anni settanta lavora  in difesa della  legge sull’interruzione volontaria di gravidanza. Per  quanto mi  riguarda, penso che il sistema italiano di aborto terapeutico  sia stato  per me la via migliore, perché non ho dormito, sono rimasta  lucida, l’ho  fatto io, ne sono stata consapevole, col corpo e con la  mente. Eppure,  mi chiedo, se una donna fosse davvero psichicamente  inabile a sostenere  una maternità insostenibile, come è possibile  chiederle di sostenere  lucidamente, col corpo e con la mente, un dolore  come quello che ho  affrontato io? Le mie riflessioni sull’interruzione  di gravidanza non si  fermeranno qui, continueranno a fare i conti con  le contraddizioni  umane, sociali, sanitarie, ideologiche, politiche. Mi  domando: non  bastava il mio intimo strazio? Disfunzioni e  contraddizioni sulle carne  viva. La mia e non solo.</p>
<p>L&#8217;articolo è stato pubblicato<a href="http://www.glialtrionline.it/home/2010/04/10/%C2%ABabortirai-con-dolore%C2%BB-le-mie-100-ore-di-strazio-tra-leggi-e-obiettori/"> sul settimanale &#8220;Gli altri&#8221;. Leggi tutti i commenti </a>e lascia il tuo, anche su questa paggina</p>
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		<title>Abortirai con dolore. Osservazioni di un&#8217;antropologa medica</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 07:58:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/05/picasso_weeping-woman+del+1937+dopo+guernica.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-355" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="picasso_weeping-woman+del+1937+dopo+guernica" src="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/05/picasso_weeping-woman+del+1937+dopo+guernica-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Sono un’antropologa medica e sto lavorando come ricercatrice alla  Columbia Univeristy, a New York. Trovo la testimoniaza di questa donna  italiana molto choccante: perche` non le e`stata offerta l`epidurale e  perche` non ha avuto la possibilita`di scegliere un`alternativa  all`induzione del parto? Qui al campus medico della Columbia in caso di  aborto tardivo si realizza una procedura, normalmente in anestesia  totale, durante la quale, dopo aver dilatato il collo dell`utero, il  feto viene estatto intero o a pezzi, a seconda del caso e di quel che  e`”tecnicamente” possibile fare. Mi hanno spiegato che in altri contesti  clinici dove non vi sono medici in grado di eseguire questa operazione  si induce invece l`espulsione del feto, ma sotto epidurale, in modo che  la donna soffra il meno possibile. Trovo disumana e altamente  punitiva questa “tecnica” usata in Italia per eliminare il feto in caso  di aborti tardivi e preoccupante il fatto che la qualita`dell`assistenza  offerta alle donne nei reparti 194 dipenda cosi`pesantemente dal medico  di turno &#8211; obiettore/non obiettore, capace tecnicamenteo no. Esistono  altre tecniche ampiamente conosciute in paesi occidentali non così  lontani dal nostro, di comprovata efficacia e sicurezza. Come e’  possibile che esse non vengano utilizzate in Italia? Mi piacerebbe  raccogliere le testimonianze di ginecologi-ostetrici italiani  e scoprire se da qualche parte in Italia vengono offerte delle  alternative meno dolorose alle donne che si trovano a dover affrontare,  per un motivo o per l`altro, un aborto tardivo, evitando possibilmente  di migrare alll`estero come questa donna aveva ipotizzato.</p>
<p>Silvia De Zordo</p>
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		<title>Cernusco S/N (MI) &#8211; Salute delle donne migranti e salute globale</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 20:08:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività di Blimunde]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri in Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche per il 2010 il Comune di Cernusco S/N (Milano) promuove gli incontri dedicati alla salute della donna dal punto di vista della donna. L’intenzione è quella di favorire la diffusione della conoscenza e la possibilità di condividere pareri, opinioni, su tutti quei temi che riguardano il benessere e la salute della donna lungo tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche per il 2010 il Comune di Cernusco S/N (Milano) promuove gli incontri dedicati alla salute della donna dal punto di vista della donna. L’intenzione è quella di favorire la diffusione della conoscenza e la possibilità di condividere pareri, opinioni, su tutti quei temi che riguardano il benessere e la salute della donna lungo tutto l’arco della sua vita, dall’adolescenza alla senilità.</p>
<p><span id="more-348"></span></p>
<p>Conferenze:</p>
<p>1) mercoledì 5 maggio: “Memoria autobiografica in menopausa” &#8211; Dott.ssa Flavia Flacco, psicologa</p>
<p>2) mercoledì 19 maggio: “Salute delle donne migranti e salute globale”</p>
<p>Dott.ssa Letizia Parolari &#8211; Associazione Crinali</p>
<p>Tiziana Scalco, Segreteria CGIL</p>
<p>Orario e sede: ore 21.00, Biblioteca Civica. Ingresso via Fatebenefratelli</p>
<p>Sono ancora aperte le iscrizioni al corso di autodifesa “Prenditi per mano”</p>
<p>per contrastare la violenza sulle donne.</p>
<p>Per informazioni: sportellodonna@comune.cernuscosulnaviglio.mi.it</p>
<p>tel.: 02-9278285 martedì-giovedì dalle 15.30 alle 16.30</p>
<p>Le conferenze fanno parte degli eventi del programma <a href="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/05/Benessere-2010.pdf">Benessere 2010</a></p>
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		<title>Un progetto di assistenza odontoiatrica</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 20:38:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dall'estero]]></category>

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		<description><![CDATA[A San Marcos, un paesino peruviano, sono capitati per caso due odontoiatri-alpinisti. Da una  zona con il tasso di patologia dento-parodontale del mondo inizia il progetto umanitario Smom, che offre assistenza in diversi paesi.
Progetto Perù. L&#8217;articolo su &#8220;Il Giornale dell&#8217;Odontoiatria&#8221;.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/05/ssorriso.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-337" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="ssorriso" src="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/05/ssorriso-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>A San Marcos, un paesino peruviano, sono capitati per caso due odontoiatri-alpinisti. Da una  zona con il tasso di patologia dento-parodontale del mondo inizia il progetto umanitario Smom, che offre assistenza in diversi paesi.</p>
<p><a href="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/05/Progetto-Peru-articolo-GDO.pdf">Progetto Perù. L&#8217;articolo su &#8220;Il Giornale dell&#8217;Odontoiatria&#8221;.</a></p>
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		<title>Metabolizzare il dolore</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 20:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[fragilità]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Metabolizzare il dolore: risorse personali e nuovi strumenti&#8221;. Iniziativa curata da Metabolé. Presenta la dott.ssa Antonella Debora Turchetto.
L&#8217;incontro si terrà il giorno 25 maggio alle ore 17,30 presso presso la Scuola dei Calegheri, in Campo san Tomà a Venezia.
Invito
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Metabolizzare il dolore: risorse personali e nuovi strumenti&#8221;. Iniziativa curata da <a href="http://www.metabole.it/">Metabolé</a>. Presenta la dott.ssa Antonella Debora Turchetto.</p>
<p>L&#8217;incontro si terrà il giorno 25 maggio alle ore 17,30 presso presso la Scuola dei Calegheri, in Campo san Tomà a Venezia.</p>
<p><a href="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/05/invito_25_maggio_corr.pdf">Invito</a></p>
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		<title>Avviso per una ricerca sulla vita famigliare delle coppie di persone dello stesso sesso che vivono con figli</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 21:58:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appelli/Petizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Per una ricerca di interesse nazionale sulla vita famigliare delle coppie di persone dello stesso sesso che vivono con figli ( progetto di ricerca interuniversitario, finanziato dal Ministero dell&#8217;Università e della Ricerca) vorremmo metterci in contatto con coppie disponibili a un&#8217;intervista individuale della durata di un&#8217;ora circa (o singole/i se non tutti e due i/le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per una ricerca di interesse nazionale sulla vita famigliare delle coppie di persone dello stesso sesso che vivono con figli ( progetto di ricerca interuniversitario, finanziato dal Ministero dell&#8217;Università e della Ricerca) vorremmo metterci in contatto con coppie disponibili a un&#8217;intervista individuale della durata di un&#8217;ora circa (o singole/i se non tutti e due i/le conviventi fossero disponibili).</p>
<p><span id="more-314"></span></p>
<p>Si tratta di una ricerca di interesse nazionale che vede la collaborazione delle università di Milano, (coordinatrice prof. Paola Ronfani), Padova, Torino e Urbino e il cui coordinatore scientifico nazionale è il Prof. Guido Maggioni dell&#8217;Università di Urbino. Dell&#8217;unità di Milano fanno parte la prof.ssa aggregata Daniela Danna e la dott.ssa Roberta Bosisio.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di analisi dell&#8217;unità di ricerca di Milano (dal titolo La responsabilità genitoriale nelle società pluralistiche contemporanee: norme, cultura giuridica, pratiche e rappresentazioni nelle coppie con figli, nelle famiglie migranti e omogenitoriali) è quello di indagare il significato della &#8220;responsabilità genitoriale&#8221; nelle famiglie omogenitoriali (e di migranti).</p>
<p>Più specificamente sarebbe nostro intento realizzare delle interviste individuali ad entrambi i partner di coppie omogenitoriali al fine di approfondire dal loro punto di vista e alla luce della loro esperienza il significato della responsabilità genitoriale.</p>
<p>Daniela Danna e Roberta Bosisio</p>
<p>per contatti e ulteriori informazioni scrivere a roberta.bosisio presso unimi.it oppure daniela.danna presso unimi.it</p>
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		<title>Io non dimentico</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 20:03:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parliamone]]></category>

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		<description><![CDATA[Ok, non diamo loro troppo peso. Ma non posso neppure dimenticare da dove vengo.
Non dimentico la storia delle mie antenate.
Morte di parto, morte d&#8217;aborto.
Come quella mia prozia. I suoi genitori la fecero abortire a suon di botte, appena tornati dalla messa della domenica. Il parroco le aveva dedicato il predicozzo, proprio a lei, che aveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/05/donna-in-croce.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-310" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="donna in croce" src="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/05/donna-in-croce-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Ok, non diamo loro troppo peso. Ma non posso neppure dimenticare da dove vengo.<br />
Non dimentico la storia delle mie antenate.<br />
Morte di parto, morte d&#8217;aborto.<br />
Come quella mia prozia. I suoi genitori la fecero abortire a suon di botte, appena tornati dalla messa della domenica. Il parroco le aveva dedicato il predicozzo, proprio a lei, che aveva osato rimanere incinta fuori dal matrimonio. Per poco non moriva dissanguata.<br />
Io non dimentico! Questa storia è scritta nei miei cromosomi: XX. Con la morte e la vita una addosso all&#8217;altra.</p>
<p>Ripetiamo le loro parole solo per esecrarle. Noi non dimentichiamo.</p>
<p><span id="more-309"></span>&lt;&lt; &#8212;</p>
<div><span style="font-size: medium;">Forza Nuova e la Ru486. Durante la contestazione alcune grida: &#8220;Stupratele che tanto abortiscono&#8221;</span></div>
<div>
<h5>Fuori dal teatro che ospitava il convegno forti momenti di tensione: scontri evitati grazie alle forze dell&#8217;ordine</h5>
</div>
<div>Momenti di tensione, a Massa, al termine di un convegno sulla RU486, al quale ha partecipato Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova.<a href="http://www.gonews.it/articolo_55125_Forza-Nuova-Ru486-Durante-contestazione-alcune-grida-Stupratele-tanto-abortiscono.html#commenti" target="_blank">http://www.gonews.it/articolo_55125_Forza-Nuova-Ru486-Durante-contestazione-alcune-grida-Stupratele-tanto-abortiscono.html#commenti </a></div>
<div>&#8212; &gt;</div>
<div>Eleonora Cirant</div>
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		<title>Tu Peter Pan, io Capitan Uncino</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 10:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività di Blimunde]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri in Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dibattito a partire dal libro “Tu Peter Pan, io Capitan Uncino. Storia lunatica e solare a un lettore forse malato forse sano” (ed. Atì, 2009)
E&#8217; l&#8217;esempio di una persona che vuole vivere la propria malattia come protagonista, e che si contrappone con forza a chi vorrebbe ridurla ad “utente” e a “costo”. E&#8217; la denuncia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/05/copertina-di-lella-pic.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-306" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="copertina di lella pic" src="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/05/copertina-di-lella-pic-100x150.jpg" alt="" width="100" height="150" /></a>Dibattito</strong> a partire dal libro “<strong>Tu Peter Pan, io Capitan Uncino. Storia lunatica e solare a un lettore forse malato forse sano</strong>” (ed. Atì, 2009)</p>
<p><strong>E&#8217; l&#8217;esempio di una persona che vuole vivere la propria malattia come protagonista</strong>, e che si contrappone con forza a chi vorrebbe ridurla ad “utente” e a “costo”. E&#8217; la denuncia di un sistema di assistenza sociosanitaria che perde in umanità via via che prevale la logica aziendale. E&#8217; una tenera storia di amicizie e amori.</p>
<p><strong>Giovedì 13 maggio, ore 18.30, Spazio dell&#8217;Unione femminile</strong>, Corso di Porta Nuova 32, Milano</p>
<p><span id="more-305"></span></p>
<p>Ne parlano con l&#8217;autrice, <strong>Gabriella Di Lella</strong>:</p>
<p><strong>Monica Botto</strong>, educatrice (Associazione Blimunde)</p>
<p>Operatrici ed operatori dell&#8217;<strong>Associazione Paolo Pini</strong></p>
<p><strong>Elena Petrassi</strong>, Atì editore</p>
<p><strong>Andrea Bortolotti</strong>, educatore</p>
<p>Segue aperitivo con musica</p>
<p><strong>L&#8217;autobiografia di una donna coraggiosa e di suo fratello</strong>, colpiti fin da bambini da una malattia invalidante (atassia di Friedreich).</p>
<p>Il racconto si snoda in pagine avvincenti e autoironiche, prima nel quartiere popolare di Sesto San Giovanni, poi con la vita in comunità, che diventa la sua seconda famiglia.</p>
<p><strong>Organizzano</strong>: Unione femminile nazionale, Associazione Blimunde, Associazione Paolo Pini, Associazione Italiana per la lotta alle Sindromi Atassiche, Casa editrice Atì.</p>
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		<title>Il lato oscuro della maternità</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 10:10:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parliamone]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>

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		<description><![CDATA[Nove maggio, giornata della Mamma. Radio3 scienza e Radio3 mondo raccontano invece, la notte della Mamma, Mother&#8217;s Night, il lato oscuro della maternità, in collaborazione con Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo). Uno speciale di un&#8217;ora dedicato agli aspetti meno televisivi della maternità, quelli senza scatole di cioccolatini e mazzi di fiori. Le mamme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/05/maternità-scura.jpg"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="maternità scura" src="http://www.blimunde.it/wp-content/uploads/2010/05/maternità-scura.jpg" alt="" width="80" height="135" /></a>Nove maggio, giornata della Mamma</strong>.<strong> Radio3 scienza e Radio3 mondo </strong>raccontano invece, la notte della Mamma, <em><strong>Mother&#8217;s Night, il lato oscuro della maternità</strong></em>, in collaborazione con Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo). <strong>Uno speciale di un&#8217;ora dedicato agli aspetti meno televisivi della maternità</strong>, quelli senza scatole di cioccolatini e mazzi di fiori. Le mamme dei paesi in via di sviluppo, le mamme per forza e le mamme in viaggio alla ricerca di una vita migliore. Perché di mamme non ce n&#8217;è una sola.</p>
<p><span id="more-301"></span></p>
<p>Con <strong>Cristina Angelini</strong>, psicologa e collaboratrice di Aidos,<strong> Serena Donati</strong>, ricercatrice dell&#8217;Iss, <strong>Helena Rodriguez</strong>, ginecologa dell&#8217;Inmp (Istituto nazionale salute, migrazioni e povertà) di Roma, <strong>Annalisa Rosso</strong>, medico di sanità pubblica dell&#8217;Inmp, Cristiana Scoppa (Aidos), <strong>Giulia Vallese</strong> (Unfpa, United Nations Population Fund).</p>
<p>Al microfono <strong>Anna Maria Giordano</strong> e <strong>Rossella Panarese.</strong></p>
<p>La trasmissione è scaricabile in podcast alcune ore dopo la messa in onda, a questo link:</p>
<p><a href="http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-633bf130-a660-4828-8668-fee433c7e9bf.html" target="_blank">http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-633bf130-a660-4828-8668-fee433c7e9bf.html</a></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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